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da Iberia a Cussignacco...Futuristicamente
Era da molto che non lavoravamo con UNA ballerina, utile il confronto con un corpo femminile, tanto più che relazionarsi ad un nuovo metodo di insegnamento è sempre stimolante.
L'atmosfera era sicuramente tesa, c'è sempre un po' di imbarazzo di fronte ad un professionista d'alto livello, ma presto tutti si sono sentiti bene accolti.
La dolcezza e la semplicità di questa persona sono tutte anche nelle parole e negli occhi.FUTURISTICAMENTE...
Il 22 e 23 febbraio scorso si è svolto il secondo stage dell'anno, organizzato dall'Associazione Viento Flamenco, presso la sede della "Percussiva" a Cussignacco (Udine): ospite la ballerina professionista Cristina Benitez.
Come sempre, vario e articolato il programma: il gruppo principianti ha lavorato sull'alegrìas, il gruppo intermedio sulla <span style="font-weight: bold">guajira </span>e l'avanzato sulla <span style="font-weight: bold">farruca</span>.
La particolarità di questa edizione sono state le lezioni di approfondimento dedicate allo studio dell'utilizzo di alcuni strumenti che a volte si associano a danze flamenche: il <span style="font-weight: bold">manton </span>(scialle), il bastone, l'<span style="font-weight: bold">abanico</span> (ventaglio).
Sotto la guida di una professionista quale è<span style="font-weight: bold"> Cristina</span>, c'è da rimanere <span style="font-style: italic"><span style="font-weight: bold">incantati</span> </span>e <span style="font-weight: bold; font-style: italic">stupiti</span> assistendo alle variazioni che si possono creare con questi ornamenti: nelle movenze, nei disegni, nei suoni (il bastone è una magia assieme ai piedi!).
Era da molto che non lavoravamo con <span style="font-weight: bold; font-style: italic">UNA ballerina</span>, utile il confronto con un corpo femminile, tanto più che relazionarsi ad un nuovo metodo di insegnamento è sempre stimolante.
L'atmosfera era sicuramente tesa, c'è sempre un po' di imbarazzo di fronte ad un professionista d'alto livello, ma presto tutti si sono sentiti bene accolti.
La padronanza del flamenco dimostrata da <span style="font-weight: bold">Cristina</span> si percepisce in ogni suono e in ogni movimento da lei generato: tutto è dominato nei minimi dettagli.
E con calma, montando una breve variazione, ha provato a mostrarci cosa significa avere pieno controllo di ogni parte del corpo, anche esaminando per ogni partecipante la correttezza di un passo o di un suono.
La sua profonda conoscenza del flamenco non le ha impedito di usarci pazienza e morbidezza, accettando la nostra preparazione "amatoriale", ma non per questo meno entusiasta.
Per un quarto d'ora circa, domenica pomeriggio, complice anche una buona sigaretta (che Cristina arrotola con le sue mani), ho avuto modo di fare una chiacchierata con lei, per ricevere qualche confidenza sulla sua storia e sul suo lavoro.
La dolcezza e la semplicità di questa persona sono tutte anche nelle parole e negli occhi.
Ho l'impressione che stia raccogliendo, dopo avere tanto seminato e sacrificato. E' arrivato il tempo dei ringraziamenti e dei bilanci, e questa sensazione ha reso belli ed emotivi i pochi minuti di colloquio con lei.
Cristina ha avuto origini umili, ma una madre che le ha trasmesso la passione per il flamenco e soprattutto che ha saputo garantirle il sostegno logistico ed economico lungo i molti anni di studio.
Cristina è stata preparata dall'insegnante Consuelo, quella che lei definisce "la my madre de baile", per poi entrare nell'Accademia Superiore di danza "Istituto del Teatro" di Barcellona, un conservatorio molto duro e impegnativo, lungo sette anni, dove Cristina ha studiato tutti gli stili di danza, dovendo imparare -forse la cosa più dura- a mettere tra parentesi il suo essere già allora così tanto flamenca.
Mi parla di tanti sacrifici, di gioco e tempo libero vissuti molto, molto poco; piuttosto tantissime ore di esercizio, un precoce distacco dalla famiglia, ed essere sempre disponibili a sorridere per il palcoscenico, a prescindere dalla propria vita personale e dai dolori che arrivano inevitabilmente.
"Ma se tornassi indietro -dice Cristina-, tornerei a fare tutto. Il flamenco è la mia vita e la mia personalità, io non mento solo quando ballo e ho conosciuto mille emozioni grazie al corpo".
Ora, mi racconta, ha la sua compagnia, la Compagnia di flamenco Cristina Benitez, di cui è direttrice e coreografa.
Al momento è impegnata in teatro con il suo musical flamenco "Mi Vida". E' il racconto della sua vita attraverso dei punti focali, ma soprattutto è il suo modo per ringraziare i genitori, la sua insegnante, la sua sofferenza e il suo amore.
Mette in scena una storia per simboli: la mamma (ne balla il matrimonio, il parto, la ninna nanna cantata per fare addormentare la figlia), il sogno della danza, la mala notizia che arriva a scuotere la vita e la personalità di una giovane donna, il dolore e la sua accettazione, e poi il ritorno dell'amore (per Davide, ora direttore musicale e autore delle musiche che accompagnano lo spettacolo).
Ma Cristina ci tiene a raccontarmi un aneddoto: di quando una sera, a fine spettacolo, una signora l'abbia avvicinata per dirle "Cristina, mi hai data la voglia di vivere".
Forse ci tiene tanto a raccontarmi questo per farmi capire che qualcuno ha saputo cogliere quanto voleva trasmettere: un invito a non farsi schiacciare dagli eventi negativi, che piuttosto vanno accettati, integrati, in quello che poi alla fine dei conti sarà ed è il "nostro" disegno: pena l'annichilimento.
Ciò che Cristina racconta e mette in musica è sì la sua storia, ma i simboli chiamati in scena accomunano in realtà la vita di tutti: lei stessa, infatti dice che "Tutti abbiamo un sogno, una sofferenza, un amore".
Ho di fronte una persona che ha costruito la propria vita secondo un ben focalizzato progetto, senza perdite di tempo e a suon di sacrifici, ora compensati da importanti successi personali e professionali.
Ma ciò che trovo profondamente gradevole è che questo successo non ha generato presunzione o un atteggiamento di superiorità.
Anche ciò che racconta nel suo spettacolo, lei stessa sa non essere nulla di nuovo, eppure il messaggio è tutt'altro che banale, e la sua realizzazione in ogni esistenza per nulla scontata "Bisogna accogliere l'angelo e la mala notizia".
Gli antichi greci invitavano gli uomini a fare di se stessi delle opere d'arte: attraverso una forma d'arte come la danza, mi sembra che Cristina stia facendo questo, ma ancor di più accettando il percorso, sereno e inquieto, che l'ha portata all'oggi, con l'aiuto di alcune care persone. Trasmette positività. E forse dall'accettazione di sè nasce anche la morbidezza verso gli altri che sa usare nell'insegnamento.
Credo molto nel valore di questo atteggiamento.
E' prezioso poter attingere ad una simile fonte.
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Note :
by Elena
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