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Flamenco en vivo

Auditorium di San Vito al Tagliamento (Pn)

6-7 Giugno 2008
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3/4 maggio 2008

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a Udine
stage con MarcAurelio


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La chitarra flamenca
Le divagazioni di Melena

Arte complessa che si serve principalmente di canto, danza, e musica per chitarra, il Flamenco sorge verso la fine del diciottesimo secolo in Andalusia, la regione più meridionale della Spagna. Mezzo di espressione delle classi subalterne ed in particolare dei gitani andalusi, all'interno delle cui comunità di fatto viene alla luce, il Flamenco mostra un insieme estremamente variegato di influenze culturali, operando una sintesi di elementi diversi, ereditati da un lato dal patrimonio musicale autoctono andaluso (a sua volta straordinario mélange di civiltà diverse, tra le quali quelle ebraica, cristiana, bizantina, musulmana e moresca) e dall'altro dalla tradizione culturale gitana, di matrice indo-pakistana (i gitani, giunti in Spagna nel quindicesimo secolo, provenivano, infatti, dall'India del Nord).

L'emanciparsi della chitarra flamenca dal ruolo originario di accompagnamento al cante ed al baile è un fenomeno piuttosto recente che è all'origine del delinearsi di un vasto e raffinato repertorio per chitarra solista. Il Flamenco nasce infatti come espressione esclusivamente vocale: il Cante Jondo ("canto profondo"), la prima in ordine cronologico, e la più autentica e cruda manifestazione del Flamenco, è l'intonazione sconsolata di testi dal contenuto drammatico, sfoghi di rabbia e dolore da parte di una minoranza emarginata e perseguitata. Soltanto in un secondo momento, intorno al 1850, compare la chitarra (a fungere -ruolo cruciale sebbene subordinato- da sostegno armonico e ritmico per il canto e per il ballo); ed è solo nel corso di questo secolo che, pur continuando a nutrirsi dell'essenza musicale ed emozionale del cante, si forma una sfera chitarristica autonoma, che, infine, ancor più recentemente, e non senza sollevare perplessità, si è aperta al contributo di strumenti di vario tipo ed estrazione (flauto, percussioni, basso, violoncello ecc.).

Parallelamente il Flamenco, da rituale accessibile solo ai membri di una comunità, ha conosciuto fasi diverse di sempre più ampia diffusione e commercializzazione: i cafés cantantes, il teatro dell'opera flamenca e, infine, le sale da concerto di tutto il mondo.

L'esteso patrimonio artistico che si riconosce oggi nel termine Flamenco comprende canti, danze e forme strumentali di varia natura ed origine. Una distinzione fenomenologica fondamentale ed utile per orientarsi in questo universo assai articolato è quella tra forme a compás e forme a toque libre, dove per forme a compás, ovvero "a tempo", si intendono dei brani, inflessibilmente soggetti ad un determinato ciclo ritmico; mentre, viceversa, il "tocco libero" non deve soggiacere a questo tipo di vincolo, essendo un toque (un "modo di suonare", ma anche un ambito del repertorio chitarristico) che comprende, invece, brani rapsodici dall'andamento lento, non privo di oscillazioni e sospensioni temporali. Si tratta quasi di due anime, due facce del flamenco; più estroversa e fisicamente travolgente la prima; ripiegata su se stessa, introversa e solipsistica la seconda, particolarmente nel caso in cui si dia nella versione chitarristica, che, a differenza del cante, non veicola espliciti contenuti rivolti ad una comunità e da essa condivisi.

La musica, come è tipico di una tradizione che si è trasmessa per via orale, non è, per lo più, attribuibile ad autori precisi, ma è piuttosto il prodotto di una collettività anonima alla cui definizione contribuisce ciascun artista attraverso la propria personale ed irripetibile interpretazione. (Oggi, tuttavia, soprattutto per esigenze commerciali, ha preso piede il concetto di proprietà artistica, per cui la realizzazione sonora di una nuova versione di uno stile tradizionale viene effettivamente attribuita ad un autore).

Ciascuna forma (o "stile") del flamenco è caratterizzata e delimitata da un insieme di norme implicite tese a tracciarne i contorni, la struttura, piuttosto che le singole componenti che vengono invece definite di volta in volta dagli interpreti, il cui ruolo, quindi, come si intuisce, non è affatto comparabile a quello degli interpreti di musica classica: nel Flamenco l'"interprete" (meglio "portavoce" di quella tradizione) è al tempo stesso creatore; ed è nel delicato equilibrio di tradizione ed innovazione che trova ragione d'essere quest'arte, ovvero è necessario (e del resto è, in realtà, inevitabile), pur mantenendosi all'interno dell'idioma flamenco, introdurre elementi nuovi, personali. Ecco le parole non sospette di Paco Peña, un artista particolarmente fedele alla tradizione ed impegnato nel difendere l'autenticità della propria musica contro, invece, indebite contaminazioni:

"Abbiamo appreso dai nostri vecchi quello che essi appresero dai loro. Abbiamo assimilato la musica e la trattiamo a modo nostro, come essi hanno fatto prima di noi. il Flamenco non è cimelio da museo, ma una forma d'arte viva ed in divenire, e come tale lascia spazio alla interpretazione personale dell'artista". (...) "È essenziale essere creativi nel contesto del Flamenco: non si può suonare all'infinito il materiale di altri, ma bisogna cominciare ad inventarne di proprio; altrimenti si è destinati ad essere molto infelici".

Anna Garano