Eventi
Eventi di oggi
  • Nulla
Eventi in arrivo nei prossimi 365 giorni
  • Nulla
Login

Registra un nuovo account

Richiedi una nuova password

Saggio Spettacolo FLAMENCO

 locandina_asisebaila_2010_400

Domenica 27 Giugno 2010 h.20:15

Auditorium S. Vito al Tagliamento (PN)

Aperta la prevendita dei biglietti
info@vientoflamenco.org
cell. +39 328 7937109


Anno Accademico 2009-2010

Corsi & stage di baile FLAMENCO

  volantino__10x15_viento_flamenco_0910_150

Sedi dei corsi:
Udine-Trieste-Monfalcone-S.Vito al Tagl.to (PN)
Cormons - Latisana (Ud)

Viento Flamenco

Viento Flamenco on Facebook
validate this pages xhtml validate this pages css
Viento flamenco
Palos (stili del flamenco)
Tu sei qui
» Il Flamenco » Palos (stili del flamenco)
Pagina in questa sezione:
Palos (stili del flamenco)
Las sevillanas
La chitarra flamenca
La FERIA
Le divagazioni di Melena

ALEGRIA

La Alegría è un cante allegro, festoso, come ci indica lo stesso nome, che deriva dal latino Alicer, Alecris. Nasce tipicamente a Cádiz, città in cui l’umorismo e appunto l’allegria sono tradizione secolare, forse proprio per combattere una povertà che per tantissimi anni è stata molto pesante. Esiste anche uno stile di Alegrías di Córdoba, che si differenzia parecchio dal punto di vista dell’andamento melodico e soprattutto ha un’atmosfera molto più malinconica, dato che la Alegría del Córdoba è suonata in scala minore mentre  l’Alegrías di Cádiz si suona in scala maggiore, che crea un clima sonoro molto solare.Le letras parlano di feste, di amore, di tutti i temi legati al mare e ai lavori marittimi.Si tratta di un cante con coplas di 4 versi ottosíllabi, dinamico, disinvolto e con una particolare grazia festosa: è un cante che nasce esplicitamente per il baile. Si annovera nella famiglia delle Cantiñas ed è sicuramente il cante festero per antonomasia. E’ suonato in scala maggiore La-Mi (suonando por medio) o Mi-Si (suonando por arriba).Dal punto di vista ritmico, la Alegría è identica alla Soleá, ma è molto più leggera ed ha un’atmosfera più vivace.
Il baile por Alegrías è di difficile interpretazione, perché richiede ottime cpacità tecniche da parte del bailaor. Viene normalmente praticato sia da donne che da uomini, che in alcuni casi esprimono proprio in questo palo il meglio delle proprie capacità artistiche, ed è forse il baile più diffuso, quello che tutti gli artisti hanno nel loro repertorio. E’ un palo che esprime energia e vitalità, e questo carattere conferisce al baile femminile con grazia maliziosa, mettendo in scena un personaggio di donna forte, smaliziata, piena di gioia di vivere. Nel baile maschile por Alegrías si richiede una grande forza fisica, con linee scattanti e secche. Spesso ballando por Alegrías le donne utilizzano il mantón, il grande scialle che viene fatto roteare in maniera energica e anche la bata de cola. Una maestra nel baile por Alegrías con mantón e bata de cola, se non addirittura anche con le nacchere è sicuramente la grandissima Cristina Hoyos.Non si tratta certamente di un baile lirico, anche se la tendenza di tradizione gitana sarebbe quella di interpretare la letra in modo piuttosto statico, enfatizzandone quindi la liricità, ma a metà della danza c’è sempre un intermezzo più espressivo e “meditativo”, il “Silencio”, in cui la chitarra passa a suonare su tono minore, più cupo, e rallenta di parecchio la velocità.
Nel Silencio si concentra la parte drammatica della danza. A seguito del Silencio, è comunemente inserita la Castillana, estribillo a forte cadenza ternaria, composto di 4 compases, di solito 2 versi ripetuti.
Esempi di  letra di castillana:
 “Dice que se va dice que se va dice que se queda, dice que se va dice que se va yo me vou con ella”(Dice che se ne va/ dice che resta/ dice che se ne va/ e io me ne vado con lei)
 "Y si no se le quitan bailandoLos colores a la molinera.Y si no se le quitan bailando¡Déjala, que se vaya y se muera!"(E se non le vanno via ballando/ I colori alla mugnaia/ E se non le vanno via ballando/ Lasciala perdere, che se ne vada e muoia!)I versi di Castillana possono anche essere usati come coletilla di uscita.

Bambera
(da “Bamba”= altalena)

Canto con strofe di quattro versi ottonari, oppure il primo e il terzo verso eptasillabo e il secondo e il quarto pentasillabo.
Canzone folkloristica aldalusa di origine rurale afflamencata. La Bambera viene originariamente intonata nelle feste agrarie primaverili per celebrare il raccolto in alcune zone dell’Andalusia. In questa occasione si usa montare in ogni vicinato delle grandi altalene, che danno luogo a delle vere e proprie competizioni, che premiano chi si lancia più in alto.
La Bambera viene cantata da tutti gli spettatori per accompagnare il dondolamento dell’altalena. L’afflamencamento della Bambera, che inizialmente è un canto a ritmo libero privo di accompagnamento chitarristico, è legato al nome de La Niña de los Peines, che la adatta al compás della soleá por bulería e le conferisce la profondità interpretativa propria del Cante Jondo. La Bambera è un genere presente in numerose registrazioni discografiche, mentre è quasi del tutto assente dalle programmazioni dei festival e delle peñas flamenche. I testi sono principalmente rivolti a tematiche amorose, dove hanno luogo sfoghi e gelosie, dichiarazioni ecc. Un esempio si letras di Bambera: “Eres chiquita y bonita / eres como yo te quiero / eres una campanita / en las manos de un platero (sei piccola e bella / sei come io ti voglio / sei una campanella / nelle mani di un orefice).

BULERIA
La Bulerías è un Palos del Flamenco, cioè uno de generi di cui è formato il Flamenco. Il cante por buleria è di solito formato da tre o quattro versi di otto sillabe dal ritmo rapido e vivace

Il termine bulería può derivare da "burlería" ossia burla, canzonatura. Si dice che sia il risultato di un errore di interpretazione da parte dei gitani di Jerez de la Frontera che applicarono il compas dell'alegria al tango, anche se più verosimilmente si tratta di una velocizzazione della soleà, di cui condivide il medesimo compas.
La sua nascita è datata intorno al diciannovesimo secolo.
La bulería è una delle forme più complesse e più difficili da eseguire. Quanto al compas (tempo) si sviluppa in cicli di 12 battute con accenti sulla 3, 6, 8, 10 e 12 battuta. La progressione armonica tipica è quella andalusa in Re minore/Do/Si bemolle/La.

Si distinguono 2 variazioni: buleria per il ballo e buleria al golpe, creata più per l'ascolto. Si hanno poi una gran varietà di stili come quella di Cadice in tonalità maggiore, quella da Jerez ecc.

La Buleria è una derivazione briosa della soleá della quale condivide la stessa struttura ritmica di 12/8 ma su tempo veloce. L’epicentro di questo stile, nato per accompagnare il ballo durante la fase dei Cafés Cantantes, è il Barrio di Santiago di Jerez de la Frontera. E’ probabile che in origine fosse il ritornello con il quale il cantaor Loco Mateo soleva terminare la soleá. Di fatto la Buleria pur essendo oggi un genere indipendente costituisce il cresendo finale del canto di soleá. La Variante intemedia tra la soleá e la bulería è la Soleá por bulería, detta anche soleá al golpe. La Bulería canto ritmico per eccellenza, è quello che più tra gli altri ammette il raddoppiamento sincopato delle palmas e l’intervento del jaleo. Essa si basa sostanzialmente sull’improvvisazione, sia per quanto riguarda il canto che il ballo. Il suo complicato compás costituito dalla giustapposizione di metri diversi (due terzine e tre duine 3+3+2+2+2) e da un tempo veloce, la rende uno dei generi più difficili da dominare. La tradizione vuole che i cantaores completino l’interpretazione della bulería con le caratteristiche pataita por buleria. Questo stile è infatti quello che più degli altri conserva un carattere d’uso, animando le feste familiari, dal battesimo al matrimonio. Nel 67 la Cátedra de flamencologia fonda a Jerez il festival Fiesta de Bulería. Soprattutto i gitani sono eccellenti interpreti della bulería, per esempio La Niña de los Peines, Tomás Pavón, Manuel Vallejo, La Paquera, Pansequito e Aurora Vargas. Su di essa si basano gli sperimentalismi flamenchi contemporanei (experimentalismo flamenco). Una letra tradizionale di bulería:
Tu mare non dice ná / tu mare es de las que muerden / con la boquita cerrá (tua madre non dice niente / tua madre è di quelle che mordono / con la bocca chiusa).

FANDANGO
Canto con strofe di quattro o cinque versi ottonari, nato per accompagnare il ballo e basato su un compás di ¾. Di origine araba, il fandango è un’espressione propria del folklore Andaluso che, a partire dalla metà dell’ottocento, si afflamenca e diffonde dall’andalusia in tutta la penisola iberica, imparentandosi con le diverse  tradizioni regionali. Il fandango che risente maggiormente dell’influenza del cante jondo è la malagueña. Questa, di argomento drammatico, si emancipa gradualmente dal ballo, divenendo un genere serio. Caratterizzata da un ampia fioritura melismatica, è a ritmo libero (fandango libre) e si basa sul gioco di intonazioni tra il canto e la chitarra. E’ associata ai nomi di Juan Breva, Enrique El Mellito e don Antonio Chacón. Un altro Fandango nato nella zona di Malaga è la rondeña. Anche la taranta e la cartagenera, che sono fandanghi nati nella zona orientale dell’Andalusia, risentono dell’influenza stilistica del flamenco. Della famiglia del fandango fanno parte, inoltre i verdiales e i fandangos de Huelva, il cui carattere esperessivo è evidentemente soggetto al ballo: sono infatti dotati di una vocazione corale, di un ritmo veloce e di un ricco accompagnamento strumentale: chitarra, nacchere, tamburello e violino. I fandango meno esposti al contagio del flamenco sono quelli autoctoni di Granata: granaínas e media granaínas, più vicini all’ambito della canción española, ricchi di adorni e preziosismi vocali.

Farruca

Cante afflamencado di origine galiziana, con copla composta di 4 versi ottosillabi
Viene suonata normalmente in tonalità di La minore. Nei solo di chitarra la si può suonare in Mi minore o in Re minore (in tal caso, accordando la sesta corda della chitarra in Re). E’ molto cadenzato e malinconico. L’adattamento definitivo al Flamenco si ha all’inizio del ‘900, grazie a El Loli, per primo, e poi a Manuel Torre (1878 - 1933), il quale molto probabilmente attribuì a questo cante la sua grazia. Pochi anni dopo, il cante por Farruca raggiunse grandissima fama, all’epoca in cui fu cantato nell’opera "Alma de Dios" da una voce femminile di falsetto, e la sua popolarità è dimostrata dall’esistenza di molte incisioni discografiche dell’epoca, negli anni ’20 e ’30. Il termine "farruca" viene da farruco, parola con cui gli andalusi e anche i cubani indicavano il Galiziano o l’Asturiano appena uscito dalla sua terra d’origine. L’origine etimologica di Farruco viene dall’arabo Faruq, coraggioso. La Galizia è una regione Spagnola,  situata a nord-ovest, a nord del Portogallo, e Asturias è una regione limitrofa. La malinconia del cante può venire dal fatto che la forte emigrazione gallega verso le americhe a partire dal secolo XIX  faceva nascere la nostalgia per la terra di Spagna, e anche le donne che invece erano rimaste in Spagna provavano nostalgia per gli uomini di famiglia, emigrati. Il cante por Farruca non si ascolta, oggi giorno, molto spesso. Viene usato soltanto per accompagnare il baile. La Farruca è sicuramente più interessante come baile che come cante. La Farruca come genere chitarristico fu coltivata magistralmente da Ramón Montoya, Sabicas, Niño Ricardo, Luis Maravillas, Serranito, Niño Miguel, Enrique Melchor, José Antonio Rodríguez, Manolo Sanlucas e Paco de Lucia, e si può dire che sia diventata un palo molto amato dai chitarristi

Garrotin
Canto e ballo dal ritmo vivace e dalla melodia orecchiabile (genere “chico”), privo di essenza jonda. Proveniente dalle Asturie, viene adottato dai gitani della zona di lerida e afflamencato sul ritmo del Tango all’inizio del Novecento. Raggiunge la sua massima popolarità negli anni Venti, essendo i suoi principali divulgatori Faíco, Vicente Escudero, Carmen Amaya e la Niña de los Peines. I Testi si caratterizzano per contenuti poco impegnativi, privi di spessore drammatico. Un esempio di letra: “Qué te quieres apostar / apuéstate lo que quieras / que yo no me apuesto ná. / Con el garrotín con el garrotán” (“Che vuoi scommettere / scommetti quello che vuoi / che io non scommetto niente. / Con il garrotín con i garrotán”).
La particolarità di questo ballo è che è solitamente ballato con un cappello – o meglio dire con il Sombrero Cordobés. Il “compas” è allegro e festoso a 4 tempi con accento sul 1.

Guajira
Arriva dall’ isola di Cuba ed é ovviamente un “cante de ida y vuelta” (canto di andata e ritorno…da dove? Dalla Spagna all’America Latina)
Le sue “letras” sono dolci e innocenti,parlano sia de La Avana (Cuba) sia dell’Andalusia ,di amore e di nostalgie varie.
Come “baile” è assolutamente femminile e si accompagna con l’uso del ventaglio.
Si sviluppa in “compás” di 12 tempi.

El río Guadalquivir
Va entre naranjos y olivos
Los dos rios de Granada bajan de la nieve al trigo.

(cd :Sólo compás Guajiras)

Contigo me caso indiana.
Ay, si se entera tu mamá y se lo dice a tu papá
Ay, hermosisima cubana.
Tengo una casa en La Habana reservada para ti
Ay, con el techo de marfil y el piso de plataforma
Para ti blanca palma
Yo traigo la flor de lis.

(del film “Flamenco” di Carlos Saura)

Ay, es mi mulata un terrón
Es mi mulata un terrón de azúcar, canela
Que arrimándolo al pecho quita el mal de corazón.
Y ella vive con el don
Y a ningún hombre maltrata
y si la llaman ingrata es más dulce que la uva,
que el azúcar que hay en Cuba.
La mejor de las mulatas.

(Juanito Valderrama – cd : “Antología del Cante Flamenco”/
Mayte Martín – en vivo a Como 2003)


 


Keywords :